UN GATTO




Il gatto si avventurò su quel muro di pietra.
Era alto anche per lui, ma c'era – lì sulla destra – un cespuglio di pitosforo dai grossi rami ricurvi. Ed egli lo usò per raggiungere la sua meta.
Con la coda ritta, gonfio di orgoglio, avanzava lentamente. Di certo si stava godendo la vista delle persone sotto di sé. Insignificanti.
Dall'altro lato della strada un dobermann prese ad abbaiare profondamente. Ma il felino non lo degnò del suo interesse e proseguì guardando diritto di fronte a sé.
Si arrestò solamente un momento per osservarlo quando una voce dall'interno di una casa giunse piena di rimprovero ed imprecazioni contro “quella maledetta bestia! Un giorno di questi lo porto in canile! Lo prometto! Taci!”.
Riprese quindi ad incedere e quando giunse all'angolo, il gatto lo seguì.
Si arrestò all'improvviso dopo pochi metri e volse lo sguardo verso l'interno del muro di cinta.
Ma era solo una donna. Insignificante. Sbatteva energicamente un tappeto da un balcone del secondo piano. La casa era vasta, su tre piani.
Un bambino e una bambina saltavano la corda sul prato. Lei con i capelli biondi, sciolti al movimento dei salti e alla brezza. Lui scalzo.
Immediatamente perse l'interesse e proseguì la sua marcia.
Poco più avanti un grande abete frondoso, si avvicinava alla recinzione. L'animale si avvicinò al punto in cui i rami lambivano i mattoni; fissò per qualche secondo misurando la distanza; con un solo balzo fu al sicuro sull'albero.
Scese prudentemente e si avviò lungo l'ampia via; rimanendone al margine sinistro.
Il gatto conosceva quella via. La percorreva spesso.
Dopo poco si aprì un vicolo fra gli edifici ed egli svoltò a sinistra. Era stretto e buio, ché alti erano gli edifici che lo fiancheggiavano.
Si fermò di fronte ad una porta piccola e grigia. Attese poco tempo. Giusto un paio di minuti. Poi la porta si apèrse e ne uscì un uomo dall'aria insalubre, ma ben nutrito e rubicondo.
Con grandi parole ed esclamazioni di gioia, l'uomo salutò il gatto. Ma il gatto non ne comprese che la gioia e gli consentì di carezzarlo.
Non che disprezzasse ciò che gli uomini – insignificanti – riuscivano a provocargli con le loro mani sul suo corpo. Ma il contatto con altri esseri viventi, a lui non era mai piaciuto. Ad esclusione naturalmente di quelli che intendeva mangiarsi; e delle gatte quando era necessario.
Ma ottenne ciò che sperava. Il suo sacrificio non era stato vano, dopotutto.
Avvicinò il muso alla ciotola che l'uomo aveva poggiata a terra e si godette gli abbondanti avanzi del ristorante.
Si leccò i baffi, bevve dell'acqua e, con la coda alta, riprese la sua strada mentre l'uomo ancora lo salutava festoso.
Insignificante.



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