LA GRANDE FORESTA II (Un uomo e il suo pollo)





Nei campi dorati ai margini meridionali della grande foresta, un uomo passeggiava lungo la strada con il suo pollo.
Attorno a sé, in contrasto con la multiforme grande foresta, i campi erano perfettamente squadrati. Il frumento biondeggiava brillante nella brezza calda.
Il sole scottava nonostante il cappello a tesa larga che indossava. Forse avrebbe dovuto indossare quello di paglia al posto di questo grigio un po' troppo pesante per la giornata.
Oramai era lontano da casa, per cui si tenne il cappello – quantomeno lo riparava dai raggi cocenti – e pure la camicia bianca con le maniche risvoltate, le bretelle che reggevano i calzoni grigi. E dei sandali.
Lui e il suo bel pollo, con le penne brunite, la cresta impertinente, rossa come il fuoco, lo sguardo astioso e il becco affilato.
Raggiunsero un incrocio.
Lui si voltò a mirare la grande foresta, verso nord. Ma il pollo si agitò. Gli occhi dell'uomo fissarono incuriositi il pollo. Poi ne seguirono lo sguardo.
Un attimo. Comparve poi scomparve.
Un'ombra sulla strada. Un'ombra inquietante. Con corna e artigli.
Il pollo ne fu tanto spaventato che prese a correre lungo il vialone, perfettamente diritto, in direzione della grande foresta.
L'uomo si riebbe dallo stupore e gli fu dietro.
Ci mise più di un'ora a raggiungerlo. Nel contempo il pollo si era avventurato nel folto degli alberi.
Lo afferrò mentre cercava di spiccare un salto e raggiungere i rami più bassi di un castagno.
L'uomo si guardò attorno.
Non riuscì a disperarsi, o a voltarsi per cercare la via del ritorno, o a fare qualunque altra cosa. Un guizzo rosa aveva catturata la sua attenzione. Posò il pollo che prese a beccare il terreno.
Hei tu!”.
La voce proveniva da qualche parte di fronte all'uomo. Una vocina dolce e potente a un tempo.
Chi è là?”
Rose è il mio nome. Tu chi sei che varchi i confini della grande foresta?”
Taros è il mio nome. Mi accompagna il mio pollo. Lui è Ares.”
Presto, dovete aiutarmi a raggiungere il cuore della foresta. Dobbiamo andare dalla regina dai lunghi capelli d'argento, seduta sul trono di pietra sulla cima del vecchio platano.
Per fortuna che vi ho incontrati! Sarebbe stato faticoso, lungo e pericoloso. Ma ora ci sono Taros e il suo pollo.”
Ma io non posso... la mia famiglia mi aspetta a casa.”
Spiegherai al ritorno! Andiamo!”
E come fai a sapere che non ho cattive intenzioni?”
Perché ti porti appresso un pollo!”
Mostrati!”.
Un esserino piccolino uscì da un cespuglio frullando delle ali trasparenti.
Ma il corpo era di una bambina, sebbene alta poco più di dieci centimetri.
La folta chioma di capelli rassomigliava a petali di pesco. Oh, sì, scusa Rose. Hai ragione tu naturalmente: sono rosa come i fiori di ciliegio. Un carattere orgoglioso nonostante l'altezza.

Commenti