LA GRANDE FORESTA V (Porte improbabili)





Venti giorni dopo la sua partenza raggiunge un punto in cui gli alberi paiono avere dei volti scolpiti nella corteccia.
Nasi appuntiti, bocche ghignanti, espressioni truci.
Due giorni prima aveva lasciato gli ultimi spruzzi di neve e la temperatura aumentava a mano a mano che avanzava.
La foresta è buia qui. I rami sulla sua testa sono fitti. Non c'è neve a riflettere.
Sebbene intimorita, continua ad incedere.
Una luce poco più avanti la attrae. Sembra provenire da una radura.
Ben presto si accorge che non si tratta di una radura che permette ai raggi del sole di filtrare.
La luce proviene da un albero. O meglio, da una porta aperta nel tronco di un albero. Ma quell'albero ha una chioma rigogliosa.
Mèra si avvicina alla porta spalancata e bussa.
Non ricevendo alcuna risposta, si addentra salutando e chinandosi per evitare l'architrave. Dentro una piccola stanza stretta e circolare. Tutto attorno una panca e nel centro un tavolo. Il soffitto basso la costringe a stare piegata. La luce sembra provenire dal legno stesso. E a ben vedere Mèra direbbe che l'albero è semplicemente cresciuto in quel modo e non che sia stato scavato da qualcuno.
Arretrando lentamente esce dalla porta di spalle.
Al suo voltarsi, ciò che vede di fronte a sé la coglie di sorpresa. Una scimmia dal pelo lungo e quasi bianco. La faccia rosa intenso.
La coda termina in un mazzo si aculei all'apparenza dorati. Ora li tiene aperti dietro di sé in una raggiera, come la coda di un pavone. Meravigliosi e spaventevoli.
Gli occhi minacciosi la perforano.
Lo spavento dell'inaspettato l'abbandona presto e riavendosi rivolge la parola all'animale.
Mèra è il mio nome. Sto cercando di raggiungere la regina della foresta. Non è che voi sapreste indicarmi la via? O almeno dirmi quanto dista ancora?”.
La scimmia la osserva irrigidita per qualche momento. Poi si rilassa, chiude la coda e risponde:
Karàd è il mio nome. Abito qui da quindici anni e mai avevo avuto occasione di incontrare una fata del nord.
Per raggiungere il cuore della grande foresta ti mancano ancora nove giorni di cammino.
Se lo vorrai sarà mio onore accompagnarti.
Non rispondere subito. Conosciamoci meglio di fronte a delle pere succose e delle mele croccanti che ho raccolte ieri”.
Mèra sapeva, per bocca d'altri, che esistevano dei luoghi a sud in cui crescevano frutti succulenti come quelli che Karàd le offriva, anche in quel periodo dell'anno.
Ne mangia a sazietà e finisce addormentata su una confortevole panca di legno di questo albero casa.

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