LA GRANDE FORESTA VII (La regina della foresta)




La faina – l'uovo sotto ad una zampa e il gatto sulla coda – saliva sull'albero balzando da un ramo all'altro arrampicandosi con gli artigli.
La fata volava lentamente, aspettando il suo compagno.
Il pollo apriva le ali e spiccava lunghi salti.
Ma Taros era lento. Saliva un ramo alla volta con estrema cautela. Temeva di cadere non avendo né artigli né ali.
Dopo un tempo che parve interminabile, raggiunsero quindi il punto più alto.
I rami sulla punta si aprivano, e solamente uno rimaneva eretto. Su di esso un trono di pietra dominava la foresta dall'alto, in tutte le direzioni. Si vedevano, in quella giornata di sole splendente, le cime imbiancate a nord, ai piedi dei monti. Mentre a sud, di lontano, riflessi dorati giungevano a ricordare il frumento dei campi.
Nel mezzo: verde. Scuro, chiaro, smeraldo, mirto, felce, marino, muschio, oliva, palude, pino, primavera.
La piccola fata trasse un lungo respiro gustandosi l'aria fresca nel sole caldo.
Il trono di pietra era ben più piccolo di quanto Ares si sarebbe aspettato. Ma dopotutto se la regina era una fata le serviva un piccolo trono.
Il gatto, Lènor, per la prima volta non ebbe alcunché da ridire.
Kahla fissò i lunghissimi capelli della regina. Erano almeno sette volte più lunghi del suo corpo.
Taros era senza parole. Rapito alla vista; quando si voltò verso la regina, notò un lungo cannocchiale che ipotizzò servisse per vedere anche i punti più lontani della foresta. E poi vide il volto della regina. Solcato da tante rughe che le labbra si confondevano con esse. Le palpebre cadevano verso il basso e gli occhi non erano quasi a vedersi.
Teneva il mento appoggiato sul dorso di una delle mani. Esse, al contrario, erano lisce come quelle di un bambino.
Indossava una lunga tunica azzurra.
Si avvicinarono ed ella li osservò uno per uno.
Si inchinarono e la regina li chiamò tutti per nome. Poi iniziò a parlare.
Benvenuti...”.
Fu tuttavia subito interrotta dall'arrivo di una fata del nord e una Scimmia Raggiera.
Benvenuta Mèra, fata degli stagni del nord, e benvenuto Karàd, abitante degli Alberi Casa. Qui di fronte a me stanno: Rose, fata del sud; Taros, con il suo pollo Ares – essi giungono dai campi del sud – Kahla, la faina covatrice; Lènor, un gatto petulante.
Vi ho osservati da lontano. Ognuno di voi è qui per uno scopo preciso. Ognuno di voi aspetta una risposta. Ma non sono io colei che cercate. Dovete proseguire il vostro viaggio fino alla Roccia dei piccioni di carta. Lì tutti voi troverete, ciò che vi ha spinti a mettervi in cammino”.

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