CINQUE TOMBE VUOTE




Le cinque tombe sono vicine. Hanno dimensioni differenti, ma tutte una cosa in comune: sono vuote. Si trovano al centro del campo della vita. Sotto ad una vecchia betulla. Le pietre riportano cinque nomi, cinque date di nascita e cinque date di morte.
Ma i loro resti non ci sono.
"Chi sono quelli, nonna?"
"Non conosci la storia di signori della fattoria?"
"No, non me l'hai raccontata. Raccontamela!"
Appena fuori dal cimitero, sulla strada verso casa, per mano alla nipotina, la vecchia signora racconta.
"Una volta viveva un uomo alla fattoria. Aveva ricevuto in eredità la fattoria dai precedenti proprietari e ci viveva con la moglie e il figlio partorito da poco.
"L'uomo aveva lavorato lì da quando i suoi genitori adottivi erano morti in un incendio.
"Era un bravo ragazzo, parlava poco. Amava la solitudine. Lavorava molto e si fece insegnare a leggere e scrivere. Anche io lavoravo alla fattoria e lo vedevo spesso.
"Ricordo che rubò uno dei pulcini maschi e lo tenne con sé. Arès, mi pare che l'avesse chiamato. Non se ne separava mai. Divenne un bel gallo, dalle piume nere lucide e la cresta rossa di fuoco.
"Fu grazie ad Arès... ma sai che non mi pare che suonasse così? Aspetta", la nonna si ferma un momento pensierosa. "Àres si chiamava! Maledizione alla mia memoria. Dicevo, fu grazie ad Àres che si conobbero, lui e sua moglie. Àres era scappato e lui lo rincorreva per tutto il cortile, poi dentro casa. Finché non si intrufolò nella sala dei cavalieri.
"Seminò il panico cercando di mangiare i preziosi vermi. Lui cercò in tutti i modi. Ma fu lei ad acchiapparlo. Te lo immagini, piccola mia, il gallo beccava dappertutto".
Con le mani chiuse a forma di becco inizia a fingere di beccarla sulle braccia, cul collo, sulla pancia. Suscitando risate e movimenti bruschi.
"Basta nonna..." dice la nipotina ridendo ancora "continua a raccontare! Lei afferra il gallo e..."
"E lo consegna a lui con un sorriso. Ero lì anche io quel giorno. Si sono guardati per un sacco di tempo. Il gallo fra le mani tese di entrambi. Finché lui non urlò «Chirichicchì!!!» e i due si riscossero.
"Da quel giorno non si sono più lasciati. Si sposarono. Ebbero un figlio. I padroni della fattoria partirono e lasciarono tutto a lui.
"Poi lui sparì. Per un mese e mezzo. Senza una parola. Lasciò la moglie e il piccolo Alef di poco più di un anno.
"Quando ricomparve raccontò molte storie sulla Grande Foresta. Se ne sentono tante a proposito di quel luogo, ma ciò che aveva narrato lui pareva tanto assurdo, da non essere credibile. Faine che covano uova. Fate. Una regina della foresta che vive su un albero.
"Però tornò quello di sempre. Tutto tornò alla normalità. La moglie parve essere l'unica a credergli.
"Poi nacque Alina e infine Abrid.
"E poi tutto finì".
La nonna si fermò sospirando.
"La fattoria bruciò. E bruciarono trentasette persone fra cui Afridina, Alef, Alina e Abrid. Che all'epoca aveva solo tre anni.
"Il povero Taros non fu più lo stesso. Lo aiutammo tutti a ricostruire. In due mesi era tornato tutto alla normalità. Ma lui era solo.
"Dopo un paio d'anni sparì. Qualcuno dice di averlo visto attraversare i confini della Grande Foresta con il suo pollo in braccio.
"Comunque non fece più ritorno. E gli abitanti di Mavera scavarono una tomba per lui accanto a quella della famiglia."
"Nonna! Ma questa è una storia triste."
"Sì, un po' lo è. Ma non tutte le storie sono felici. E poi nessuno sa che fine abbia fatto davvero Taros.
"Qualcuno giura di averlo visto camminare per le strade di Mavera la notte, quando la luna è rossa... Come stasera".
La bimba si stringe forte alle gambe della nonna e preme la faccia contro di esse.
"Non succederà nulla, bambina mia. Vieni".
La bimba corre dentro non appena la porta è aperta. Corre a cercare la mamma. La nonna ridacchia chiudendosi la porta alla spalle.





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