LA MIA CUCINA


A Daniela, Paro e Rizza

La mia cucina ha le tende rosse.
Non rosse come il fuoco. È un rosso scuro. Come l'acero rosso.
Dietro alle tende – da fuori – ci sono solo ombre. La mia principalmente.
Se ti allontani dalla finestra incontri il tavolo di mogano donatomi da mia madre.
Subito oltre un bancone lucido. Sopra a sportelli e cassetti.
La mia cucina non è sempre ordinata.
La vivo. Ci vivo. Me la godo.
Quando cucino. Quando mi ci siedo e scrivo. La mia cucina.
La mia cucina – quando la tenda è tirata – guarda, con il suo unico occhio quadrato, in un cortile.
Guarda altre cucine, la mia cucina. Ma anche soggiorni e camere da letto.
E un giardino.
Guarda le betulle.
Ma dentro, dove non fa mai freddo, nessuno ci guarda.
Lei mira il complesso, la mia cucina.
Guarda tanti occhi accesi. Di colori diversi. Alcuni fissi. Alcuni cambiano colore.
Chissà che cosa pensa, la mia cucina.
Il frigo sempre pieno.
Bicchieri sempre pronti ad essere riempiti. Tortiere consumate dall'uso. Piatti.
Gli sportelli e i cassetti bianchi. Le maniglie nere. Il piano nero lucido.
Nel lavabo una tazza. Del caffè.
La mia cucina profuma di vita.
Candele accese la sera. E nessuna tovaglia sul tavolo. Perché la mia cucina è vissuta.
La mia cucina porta i passi di molte persone che nemmeno lo straccio può pulire.
Perché sono le orme delle persone della mia vita. Piedi scalzi. Su piastre di ceramica.
Sul tavolo di mogano ci sono i tatuaggi delle mani che ci hanno conviviato. Linee dritte. Solchi profondi. Piccoli fori, come piccoli nodi. Sul legno scuro.
C'è anche un divano nella mia cucina. Perché quei piedi a volte si stancano di reggere.
E un piccolo tavolino, lì accanto. I segni circolari ho rinunciato da tempo a cercare di toglierli.
Tanti piccoli pois.
Il divano beige è sempre comodo. Accoglie. Rilassa. Consola. Fa ridere. Stordisce.
A Natale, lì sulla destra, fra il divano e la cucina, c'è un albero. Ai suoi piedi un presepe.
La mia cucina. È lei. Regina della casa. Luogo di incontri. Luogo di convivialità. Per la felicità. Per il dolore. Quella di una persona a cui si vuol bene. Quello per chi si sente solo.
La mia cucina.






 



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