LA GARZETTA, IL PROCIONE E LA LEPRE (Parte 3)





La notte pare non scendere mai. I tre attendono, affamati, nella loro tana. Sotto terra.
Più volte quel pomeriggio lepre impaziente, aveva messo fuori la testa. Ma il sole c'era ancora. E lo si vedeva dalla flebile luce che filtrava nelle gallerie.
Perfino la cieca talpa lo avvertiva, attraverso il velo che le impediva la vista.
Ma lepre era impaziente.
Finalmente giunge il crepuscolo.
Procione e lepre escono. Riempiono, lungo la via, un sacco di frutti. Per non rischiare di rimanere un altro giorno digiuni.
Bisbigliando appena, si avvicinano al paese. Rimangono nascosti e osservano. Coperti fra i cespugli.
La luna non è ancora sorta quando i due si avventurano fra le stradine deserte. E nemmeno quando raggiungono la piazza.
Nell'attesa l'orsetto raccoglie i suoi frutti preferiti dall'albero vicino alla fontana; li lava; si lava le zampe e il muso e siede comodo sulla terra tiepida, gustandoseli con i suoi dentoni.
Lepre è un po' intimorito e si tiene nascosto. Mangia un po' d'erba e qualche trifoglio.
Il tempo passa. Una finestra si illumina, ma il procione non se ne dà cura. Lepre invece torna lesto a nascondersi.
Poi la finestra si spegne.
E finalmente compare la luna.
La garzetta solleva le ali sollevata. Lepre si fa vicino. Procione si rizza, poggiato al bordo della fontana.
Una porta si apre. Una luce li investe. La garzetta riprende la sua forma. Procione e lepre si nascondono.
Una voce chiama. Qualche passo si sente. Lepre trema da orecchie a coda. Procione è immobile. Pronto a scattare.
I passi si avvicinano.
Il cuore del procione batte all'impazzata. Lepre sta per saltare via.
Poi i passi si allontanano. La porta si chiude. La luce diminuisce.
E i tre rimangono ancora immobili.
Poi la luce si spegne.
Allora i tre osano muoversi. Gli occhi del procione spuntano dalla fontana, così come le orecchie della lepre. La garzetta ha ora le zampe nell'acqua. Si avvicina.
"Amico! Sei tornato!"
La garzetta sembra molto felice di vederlo.
"Ho portato anche lepre. Vorremmo aiutarti".
I tre iniziano a parlare sottovoce.
Ma la notte era già fonda quando la luna era sorta. E l'imbrunire si approssima annunciando l'imminente aurora.
E la garzetta si arrampica lentamente, pesantemente sul podio nel mezzo della fontana. E i due fuggono con il sacco pieno.

"Talpa! Non ci puoi credere!"
Lepre è emozionato e si muove a balzelli avanti e indietro. Talpa mangia i succulenti frutti dell'albero nella piazza.
"E così ci ha detto che è stato il grande orso a lanciare l'incantesimo. E adesso dovremmo andare a cercarlo."
"Dice che abita sui monti qui attorno. E che sarà il capriolo a indicarci la via".
Lepre ride. E continua a saltellare.
"Ma come si fa?", talpa ha bocca piena, ma procione ha capito subito la domanda.
"Me lo sto chiedendo da che siamo scesi dal colle. Dovrò andare io."
"Ci andremo assieme! Che discorsi!", lepre sembra infastidito ora.
"Ma non possiamo lasciare talpa".
La bocca di nuovo piena, succo le scivola lungo il mento, la talpa biascica: "Vevvò anch' oo".
"Per quando ammirevole la tua proposta, ci metteremmo un'eternità".
I tre stanno al centro della tana. Lepre ha smesso di ascoltare ed ora guarda i compagni.



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