MUSICA


A Ste, Ale, Nico e a tutti i musicisti che ho conosciuto e conoscerò


Era un giorno come tanti altri. Eppure in qualche modo non lo era.
Si era alzata presto. Come sempre.
La giornata a lavoro era trascorsa senza particolari intoppi. Aveva risolto due problemi, sospesi da molto tempo.
Aveva pranzato in mensa, come era solita fare.
Il pomeriggio noioso e finalmente la fine del turno.
Attraversata la strada e preso il bus.
La casa al sesto piano. Un appartamento spazioso.
La giacca finisce sul divano foderato di beige. Le chiavi appese accanto allo specchio. E la borsa sul bancone della cucina. Marmo, lucido.
La luce del frigo illumina la stanza. Ma fuori il sole sull'orizzonte si protende attraverso le porte-finestre. Un bicchiere di succo d'arancia. Le piace molto, per qualche motivo. Così ogni sera, prima di ogni altra cosa.
Ma stasera controlla spesso l'orologio alla parete bianca.
Alle 21:00 è pronta ad uscire.
Raggiunge gli altri alla fermata della metro e insieme, con chiacchiere e risate, raggiungono il luogo.
Gli ultimi metri a piedi. Le scarpe sono comode.
L'ingresso non ispira molta fiducia, ma lei sa che in questa città le apparenze non contano. Una scala di cemento. Grigia, senza rifiniture né coperture, conduce ad un piano interrato.
Segue gli altri che, birre alla mano, scendono le scale ad alto volume. Allegri.
Un lungo corridoio grigio. A sinistra entrano attraverso una porta.
Ecco ciò che erano venuti a vivere.
La sala si estende di fronte e a destra. Un pianoforte – un vero pianoforte con tanto di coda – si trova sul lato opposto. Vicino a lei una batteria a destra. Un violoncello a sinistra.
Nel centro, adagiati su tappeti pregiati, cuscini colorati.
Altre persone sono già lì.
Sorseggiano, chiacchierano, stringono mani, sorridono, ridono.
Poi pian piano tacciono. Siedono.
E parte. Lei parte. Loro iniziano.
Gli strumenti vengono pizzicati, sfregati, percossi, pigiati. Il suono viene dagli angoli. Si fondono le onde, rimbalzano sulle pareti, assorbite dai corpi. Invisibili agli occhi, ma agli orecchi intelligibili, armoniosi. Come un quadro dagli svariati colori equilibrati, dalle molte forme che si intersecano e si mescolano.
Quadri mirabili alla vista dell'orecchio.
E a lei pare di vedere la mano che dipinge i colori. Il risultato si compone davanti ai suoi occhi. Spesso quando si assiste alla creazione di qualcosa ce se ne affeziona.
Il tal modo, queste note, questi suoni, questi colori visibili agli orecchi si mescolano nella sua testa.
E lei dimentica le pareti grigie, i tubi neri che scorrono sul soffitto. Dimentica perfino i pregiati tappeti.
Vede solo l'arco scorrere sulle corde. Le bacchette percuotere i tamburi. I martelli battere sulle corde.
Null'altro le sembra importante.

A casa, nel suo letto, chiude gli occhi nel buio e riguarda quelle immagini sonanti.
La musica, pensa, l'unica magia concessa all'essere umano.
Giusto prima di addormentarsi.







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