In occasione dei festeggiamenti per i trent'anni dalla caduta del Muro di Berlino




9 Novembre 2019
Oggi è un giorno importante. Oggi trent'anni fa è stato un giorno importante.
Io avevo solo due anni allora e non posso certamente ricordare l'emozione. Non ricordo le immagini. Non fanno parte della mia memoria.
Ma fossi anche stato abbastanza grande da comprendere, non ero qui. Non ero in questa città. Qui si è vissuta una pagina triste della storia europea e mondiale. Molte pagine tristi per la verità.
Non è mia intenzione parlare di storia, scendere in dettagli numerici o statistici o politici. Questi dati si possono trovare già nei libri di storia, nelle pagine dei giornali. Ovunque. No, non è questo ciò che mi interessa.
Vorrei riflettere. Vorrei pensare un momento.
Questa città festeggia oggi trent'anni dall'abbattimento di quel muro che ha creato una profonda cicatrice nel suo cuore, nella vita delle persone che l'hanno vissuta. Una cicatrice visibile per le strade. Se si passeggia dalla Porta di Brandeburgo sulla Ebertstraße, giù fino a Potsdamer Platz la si vede. Fisica. Ancora lì a ricordarci ciò che è stato. Una vera cicatrice, un taglio profondo che divideva una città ora unita.
Ciò che ho imparato nella mia breve vita (e voi potrete anche pensare che sia una banalità, ma non importa perché è così) è che sono le cicatrici, le sofferenze che fanno crescere, migliorare. L'importante è non dimenticarle, non fare finta che non siano accadute.
Una recente perdita, un'amica morta a causa di un incidente in moto, mi ha fatto ripensare al senso della mia vita. Non mi era mai successo prima di perdere qualcuno tanto vicino. Sara, che ha portato tanta luce in me, insignificante come sono, ha lasciato un vuoto incredibile che non saprei colmare. Non saprei, perché è lei stessa a colmarlo. Mi sento il cuore vibrante di emozione ogni volta che vedo la sua foto sulla mia scrivania, un fiore in mezzo ai fiori. Oppure ogni qualvolta una canzone me la fa tornare in mente.
Una ferita. Una ferita profonda. Dalla quale imparerò qualcosa.
Una cicatrice come quella che attraversa le strade di Berlino. Di questa città brulicante e piena di vita.
Bisogna ora chiedersi che cosa rimane oggi di questa lacerazione. Mi chiedo oggi che cosa pensino le persone che si sono trasferite qui negli ultimi anni. Sono qui solo per le feste? I turisti che quotidianamente sfidano il vento freddo e il clima non sempre piacevole, vengono solo perché Berlino è oggi sulla bocca di tutti e “bisogna” venirci? Oppure si rendono conto della sua storia, del suo passato? Comprendono - mi chiedo - che cosa significhi camminare per queste strade? O sono tutti accecati dal turbinio di luci, musiche, presi in un unico grande carosello di acquisti, compere, selfie e story su instagram?
Tu che passeggi in Unter den Linden, che entri al Mall of Berlin senza sapere che Leipziger Platz fino a trent'anni fa era una distesa di niente, ti rendi conto di ciò che qui è stato?
Probabilmente no. Probabilmente non riesci nemmeno a comprendere. Attenzione a te che sali sulla cupola del Reichstag per ammirare la città dall'alto; tu che sali sulla Fernsehturm per avere una vista a 360°; tu che cammini lungo la Kurfürsterndamm - l'Avenue des Champs-Élisées di Berlino, come la chiamano - per i tuoi acquisti di lusso. Attenzione dico. Perché se non ti rendi conto della sofferenza che hanno visto queste strade, se non comprendi il male che fino a trent'anni fa ha attanagliato i cuori di famiglie divise da un muro, se non intuisci nemmeno lontanamente che qui oltre alle discoteche e ai negozi sfavillanti ci sono persone che hanno vissuto ingiustizie e soprusi, allora non venirci. Allora non prenderti nemmeno la briga e il disturbo di acquistare un biglietto aereo e affittare una stanza. Dimentica questa città. Risparmia i tuoi soldi e la fatica.
Questa settimana sono stati tanti gli eventi organizzati dalla città per ricordare questo avvenimento. Molti artisticamente di pregio. Molti esteticamente belli. Tutti volti a far ricordare a chi sa, e a far conoscere a chi non sa.
Conoscere la storia è importante. Lo dice un ignorante. Uno che la storia l'ha sempre trovata noiosa e poco interessante. Ma giunto a quest'età comprendo quanto sia indispensabile. Non intendo le date, non sono le date da ricordarsi. Bisogna sapere che cosa è successo, perché e soprattutto quali sono state le conseguenze a cui gli eventi hanno portato.
NON si deve MAI dimenticare il passato!
Oggi, a trent'anni dalla caduta di questo muro divisorio, in piedi sulla cicatrice che ne rimane per le strade, mi guardo attorno travolto da decine di voci, confuso da centinaia di piedi, assordato dal traffico, e mi chiedo: che cosa ne rimane? Che cosa abbiamo imparato?
Molto poco, mi verrebbe da rispondere.
Non voglio perdermi in una digressione sui cambiamenti climatici, su la perdita delle tradizioni, dei valori fondamentali che hanno fondato le nostre società.
Mi permetto solo un commento, solo una conclusione.
Oggigiorno sembra più importante poter dire di aver fatto qualcosa piuttosto che averla fatta davvero.
Postare una foto di fronte alla East Side Gallery piuttosto che fermarsi a cercare di capire che cosa quel pezzo di muro abbia significato per chi si è visto, da un giorno all'altro, separato dalla famiglia, dagli amici, senza possibilità più di vederli, parlarci.
Nell'era di internet in cui le informazioni sono accessibili a tutti in maniera veloce, a portata di click, le vere informazioni sono poche. Tanti si riempiono la bocca di parole lette chissà dove, senza che ci sia un vero fondamento. Senza che ci siano delle verità a supporto.
Qui, oggi, c'è un'unica verità: la libertà che si è conquistata quel 9 novembre 1989 non può essere dimenticata, né sottovalutata. Migliaia di persone costrette alla schiavitù, sotto un regime che aveva poco di diverso da tutti gli altri regimi totalitari.
Non facciamoci ingannare dalla finta libertà che ci dà il comprare, l'avere. Non è grazie a ciò che nel 1989 questo muro è stato abbattuto. Bensì grazie alla voglia di vivere delle persone. Al loro desiderio di Essere.
Siate, quindi. Siamo tutti! Non facciamoci ingannare dalla frenesia dell'Avere. Perché chi preferisce Avere non ha nulla. Ma chi ha il coraggio di Essere, allora avrà sé stesso, quindi avrà tutto ciò che si può desiderare.
Il Muro di Berlino non è caduto. È stato abbattuto per volontà. Per desiderio di Pace di Essere.
Festeggiamo tutti la Friedliche Rivolution (la Rivoluzione pacifica), pace con noi stessi, pace con gli altri esseri umani. Tutti.
Siamo! Non, Abbiamo!

Giuse Giuseppe Paro (autore della raccolta di racconti Piccole Finestre Aperte)





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Commenti

  1. Si Giuseppe sono profonde e vere le tue riflessioni. Fin dalla creazione l'uomo ha dentro di sé il desiderio di libertà . Può essere soffocato per un tempo ma non per sempre. Emerge nel momento più impensabile e attraverso circostanze impreviste ma alla fine, seppure attraverso sofferenze e tribolazioni,
    è lui il vincitore

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    1. Grazie per le tue considerazioni. In altre parole: mai perdere la speranza!
      Giuse Giuseppe Paro

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  2. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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