NATALE E BLACK FRIDAY




Spesso ho sentito persone lamentare il fatto che il cristianesimo si è impossessato delle feste pagane sostituendole con le proprie festività. Sì, forse è vero. Sì, spesso il cristianesimo si è macchiato di colpe pesanti in passato remoto e recente. Ancora succede.
Non ce ne stupiamo, tuttavia. Bisognava lentamente modificare le abitudini. Fare entrare un nuovo modello di vita. Ciò non si acquisisce in pochi anni.
Almeno così credevo.
Di questo impossessamento lento e inesorabile, un esempio lampante è il Natale. Una festa che non a caso cade pochi giorni dopo del solstizio d'inverno. Questo era una delle feste più importanti per l'impero romano. Si festeggiava (come in moltissime altre culture e religioni monoteiste e politeiste) l'ultimo giorno di accorciamento delle giornate. Il giorno più buio dell'anno. E di conseguenza la prospettiva della rinascita, la promessa della primavera, sebbene ancora lontana. Il cristianesimo ha preso questa festa del sole e l'ha trasformata in Festa della Famiglia.
La Pasqua. La festa più importante della religione cristiana. La risurrezione di Cristo. Dove poteva essere collocata tale festa? Come è facile trasformare la festa della rinascita – coincidente con l'equinozio di primavera – con la festa della Risurrezione. Della Nascita a Vita Nuova, la vera vita promessa dopo la morte. Il cristianesimo ha preso la festa della rinascita e l'ha trasformata nella Festa della Speranza.
Come queste se ne potrebbero citare altre. Ma mi limito alle due principali.
Con tutti i difetti che si possano attribuire alla storia della Chiesa di Cristo non le si può certo negare l'efficacia con cui è riuscita a imporsi. Lentamente.
Così ci siamo ritrovati alla fine del Medioevo con una Chiesa in grado di imporsi, a capo di un impero mondiale e di un'influenza impressionanti.
Prima dicevo che questo non è un processo che si possa attuare in pochi anni. E dicevo anche che questo era ciò che credevo fino a poco tempo fa. Sono passati solo alcuni giorni dalla lettura di un articolo e la conseguente conversazione con un'amica che mi hanno fatto porre l'attenzione su alcuni fatti.
In un articolo si parlava (ancora) del fatto che Halloween non è una festa che fa parte della nostra tradizione, che non dovremmo festeggiarla. Erano usate parole forti in questo articolo, e accusatorie. Ma non voglio fare una polemica su Halloween, non è questo il mio intento. Il primo spunto mi è giunto da un altro post. Il titolo – molto interessante – diceva qualcosa del tipo “Halloween non fa parte della nostra tradizione, ma non ho sentito nessuno lamentarsi del Black Friday”. L'intento è presto spiegato (almeno per come l'ho inteso io): perché ci si continua ad accanire contro una festa che non fa del male a nessuno, mentre non c'è persona che si scandalizzi o alzi la voce per il Black Friday?
Da qui è partita una scintilla che ha incendiato molte parti del mio cervello.
Con queste informazioni nella testa ho avviato una discussione con l'amica cui accennavo poco prima, e sono (siamo) arrivato a scrivere queste righe con un ardore che non avevo da qualche mese a questa parte.
Una riflessione che ho iniziato a fare già da qualche tempo, sulla mia delusione per l'importanza che viene data al danaro ai giorni nostri, nella nostra società occidentale.
Quante volte in passato ho sentito parlare (educazione cattolica che ritorna) del “Dio Danaro”. “Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l'uno e amerà l'altro, oppure si affezionerà all'uno e disprezzerà l'altro. Non potete servire Dio e la ricchezza.” (Mt. 6, 24)
Così, senza che ne siamo coscienti, ci troviamo oggi in un momento in cui le festività Cattoliche (a partire dal Natale) stanno lentamente venendo sostituite. E la Festa della Famiglia, la festa del sole, si sta trasformando (o si è già trasformata?) nella festa del comprare.
Che ne farà questa nuova religione della festa più importante del Cristianesimo? Come la trasformerà? La festa della rinascita, della Risurrezione, che cosa diventerà?
Lo vediamo oggi stesso. Guardiamo al passato antico, e vediamo imponenti palazzi dedicati a Dio, o agli dei. Penso ad Atene, penso ai templi egizi. Penso alle chiese cristiane che sono nate in molti paesi dell'Europa e di cui ancora oggi ammiriamo la maestosità. E penso – mio malgrado – ai templi moderni. Quali sono i templi che l'uomo occidentale sta costruendo? Sono gli istituti bancari, sono i grattacieli di uffici.
Perché la nuova religione che si sta imponendo oggi, è una religione basata sull'avere. Non c'è senso comune, c'è solo concorrenza, disprezzo per chi ha di più, disprezzo per chi non ha niente. Disprezzo per il vicino.
Giudizi, giudizi, giudizi. Chi si ferma oggi a vedere come sono le persone? Chi si ferma a cercare di conoscerle?
Vorrei fare una enorme digressione sul modo in cui la “libera informazione” influisce sul nostro modo di vivere. Su come sempre meno le notizie siano affidabili. Ma non è questo il momento, non è questo il testo in cui voglio affrontare questo discorso.
Vorrei concludere la mia riflessione.
Certo, ci è capitato sempre più spesso di sentirci dire le malefatte della chiesa. Quanto le regole della chiesa siano limitanti della nostra libertà. Ha subito duri attacchi negli ultimi anni. Ci stanno convincendo che essa è il male. Allora mi chiedo: siamo davvero liberi non credendo più in Dio? Siamo davvero liberi di scegliere ciò che vogliamo? Vogliamo davvero servire un dio che ci tratta come schiavi, come pezze per le scarpe? Che ci sfrutta – lavorativamente, economicamente parlando - e poi ci abbandona quando non siamo più produttivi.
Un dio che ci fa isolare i nostri genitori - che si sono presi cura di noi fin dalla nascita – negli ospizi perché non servono a nessuno. Perché non sono produttivi.
Dove finisce il rispetto per le persone? Dove finisce l'amore per gli altri? E non mi riferisco all'amare il nemico di cui parla Cristo, semplicemente all'affetto per i nostri fratelli, figli, genitori, zii, nonni e chi più ne ha più ne metta.
Eppure è così chiaro il motivo per cui non siamo in grado di amare gli altri. Perché ci sentiamo ingannati, ma non possiamo ammetterlo. Siamo talmente presi già in questo vortice, talmente assoggettati che non ce ne rendiamo conto. Non ci accorgiamo di quanto siamo soli. Di quanto abbiamo senza avere. Siamo infelici e acquistare, comprare, avere non ci porta che una breve soddisfazione di un attimo, di un giorno. E poi siamo ancora più infelici di prima.
Quest'anno, dimentichiamo i regali di Natale. Quest'anno asteniamoci dal comprare durante il Black Friday. Cerchiamo di riscoprire la Festa della Famiglia, che sia quella di sangue, che sia quella che ci siamo scelti. Che sia quella che vogliamo. Salviamoci, salviamo i nostri figli, i nostri nipoti da un futuro in cui la nuova religione sarà lo schiavismo del capitalismo.
Ricordiamoci quanto era bello stare, essere.
Regaliamo per quest'anno solo del tempo con i nostri cari. Regaliamo del tempo a persone che hanno bisogno di noi, e non solo a quelle di cui noi abbiamo bisogno.
Andiamo a trovare una zia, portiamo la nonna o il nonno a casa e vogliamo loro bene. Pranziamo assieme a Natale, in memoria di quegli anni felici trascorsi da bambini.
Pranziamo a festa, ma non facciamo che la festa sia il pranzo. La festa è la compagnia. La festa siamo noi con la nostra famiglia. Quella nella quale siamo nati, quella che ci siamo scelti. Quella che abbiamo creato.
Natale. Com'era bello quando era solo la festa della Famiglia. Facciamola diventare la festa di tutte le famiglie. Le famiglie arcobaleno, le famiglie bicolori, le famiglie monocromatiche.
La Festa di tutte le Famiglie.


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