OCCASIONI PERDUTE



A Lenny, che avrebbe meritato molto di più da me


"Allora dottore, che cosa mi dice?"
La stanza è asettica. Spoglia. Le lenzuola bianche. Fa caldo. Un crocifisso appeso sopra la porta.
Il dottore guarda il ragazzo disteso nel letto.
La finestra chiusa si apre su un mondo illuminato da una luce grigiastra. Il sole è coperto. Come le gambe del ragazzo.
"Ben..." cerca di sorridere, il dottore. Guarda il ragazzo negli occhi. Poi il pavimento. Poi ancora lui.
"Ben... ci conosciamo da molti anni ormai. Per mia fortuna e tuo incomodo".
Vorrebbe, forse – come si suol dire – indorare la pillola. Ma si tratta di una pillola che non ha palliativi. Non può essere addolcita.
Ben sorride. Sembra tranquillo.
"John, l'hai detto anche tu. Ci conosciamo da molti anni. Sapevo che questo giorno sarebbe arrivato. Stai per dirmi che il momento è prossimo?"
Il dottore, John, con il camice bianco, gli zoccoli blu, torna a guardare Ben che sorride.
"Me l'avete detto così tante volte negli ultimi anni che non so se crederci..."
"Questa volta, Ben, temo che non ci sia nulla da fare".


"Ben! Come stai? È passato il dottore?"
"Sì, mamma! Non ti piacerà..."
Le luci sono accese. La notte ha già illuminato balconi, finestre e strade quando i suoi genitori entrano in quella stanza.


"Ben! Hai messo su qualche chiletto!", il giovane ride.
"Sempre pieno di simpatia, Jo!"
"Posso abbracciarti?"
Evitando di tirare cavi e tubicini che circondano il suo corpo, Jo si avvicina e delicatamente abbraccia Ben.
"Non ti sei ancora stancato di stare in questi ospedali?"
Jo cerca di mantenere il tono sullo scherzo, ma vedere l'amico in quello stato gli procura forte dolore al cuore.
"Ho pensato di farmi qualche altro giorno di villeggiatura, sai? A letto tutto il giorno, servito e riverito. Sto talmente bene qui che non ne esco da quattro settimane!"
Ben ride.
Jo guarda il crocifisso sulla porta. Le lenzuola bianche.
Si costringe a guardare di nuovo l'amico. La faccia gonfia.
"Che cosa ti hanno detto?"
"Che ci siamo..."
Jo apre la bocca, ma la voce gli muore in gola e grandi lacrime gli bagnano gli occhi. Rigano le guance. Si perdono nella barba.
I due tacciono.
"Jo, non è un argomento facile, ma bisogna prenderne atto. Vorrei trascorrere gli ultimi giorni come ho sempre fatto: circondato dalle persone che mi vogliono bene, ridendo con loro".
Jo non riesce ancora a parlare. Lo guarda solo.
"Sono felice che tu sia passato a trovarmi. Mi ha fatto piacere rivederti ancora una volta. Abbiamo trascorso poco tempo assieme. Eppure sempre con gran piacere. Sei una bella persona. Vorrei avere la tua fede..."
Jo deglutisce. Gli occhi ancora lucidi.
"Tu sei la persona da elogiare fra noi due. E sono io che ti ringrazio del tempo trascorso. Rimpiangendo di non averne approfittato maggiormente.
"Ho imparato molto da te. Ti voglio bene Ben. E sarai sempre con me!"
I due si abbracciano ancora. E poi si raccontano, come fossero al bar. O al cinema in attesa dell'inizio dello spettacolo.
E raccontano dell'ultimo film, gli effetti speciali. La trama, i personaggi. Quel film che avrebbero dovuto vedere assieme.


Sono lontano. La vita mi ha portato lontano. Lentamente il tuo corpo viene infilato in quell'angusto spazio di cemento. Non ti alzerai più ridendo forte. Non mi guarderai più con i tuoi occhi spalancati quando dicevo qualcosa che ti sorprendeva.
Io sono lontano ora. Lontano dove la vita mi ha portato. E mentre la finestra viene murata che ti contiene, io di lontano vorrei essere lì e salutarti un'ultima volta.

Ti ho voluto bene. Te ne vorrò sempre.

Giuse Giuseppe Paro










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