QUATTRO CONIGLI DI MARE E QUARANTAQUATTRO PESCI ROSSI



Leggi la prima parte della storia:

Storia dei quattro conigli di mare


Poche parole dall'autore:
La storia che stai per leggere è molto più lunga di quelle che pubblico abitualmente. In questi giorni in cui il tempo non manca, ho pensato di condividere con voi una storia articolata e divisa in brevissimi capitoli nella speranza che vi sentiate trasportati negli oceani e nei mari del mondo da questa banda di piccoli coraggiosi. Buoni viaggi!
Giuse




UN PESCE IN FAMIGLIA (I)


È un granchio bello grande quello!
Pensa il pesce nuotando.
Passa accanto a due stelle che chiacchierano.
Un pesce palla gli fa una linguaccia.
Si è allontanato dalla sua famiglia. Ed ora ci sta ritornando. È sempre stato un po' solitario.
Quando li raggiunge sono tutti pronti a partire. Aspettavano solo lui.
Si immergono nelle profondità dell'oceano. Accompagnano quattro conigli di mare in una missione. A lui non interessava molto. Ma nessuno si separa dalla famiglia. Altrimenti è la fine.
La sua è una grande famiglia.
Ha molti zii, cugini.
Nessuno di loro si è scelto, ma per vivere hanno scelto di restare.
Così lontano non si erano mai spinti. Avevano sentito parlare del Brasile, ma non sapevano quanto distasse.
Eppure erano partiti.
Ed ora filavano nella corrente senza quasi dover nuotare.
Sulla barchetta stavano quattro conigli di mare e un medaglione dorato.

DUE PESCI IN FAMIGLIA (II)

Le gemelle non potevano essere separate.
Andavano ovunque assieme.
Completavano l'una le frasi dell'altra. Tutti sapevano che era così.
Si erano allontanate fra le alghe quel giorno sul fondale scuro. Cercavano cibo.
Il resto della famiglia era poco distante.
Quando trovarono l'oggetto, non avevano idea di che cosa fosse. Ma pareva loro tanto bello che ne capirono l'importanza.
"Sembra quasi..."
"...che sia un riccio..."
"...di mare..."
"...dorato!"
"Andiamo a chiamare..."
"...gli altri".
Quando furono tutti presenti, il capo famiglia parlò:
"Questo è di certo il medaglione d'oro del Sommo Scorfano Brasiliano!".
Ci fu grande sconcerto quel giorno e gran movimento. E agitazione e fermento.
Per la prima volta la famiglia si divise.

IN FAMIGLIA I PESCI S'AIUTANO (III)

"Dovete aiutare Camilla!"
Due pesci si affrettano verso una pesciolina anziana. Il rosso oramai sbiadito in arancio.
"Forza Camilla. Siamo quasi arrivati".
I due si mettono sotto di lei. La trascinano. Lei aggrappata e grata.
La famiglia di pesci accompagna i quattro conigli di mare nella corrente che attraversa l'oceano.
Sono affamati e stanchi.
Ma sono davvero quasi giunti a destinazione.
E quando escono dalla corrente sgranchiscono le pinne e piroettano nel vuoto.
"Ancora un ultimo sforzo. Navighiamo in quella direzione e saremo arrivati".
Camilla sembra aver recuperato le forze e nuota da sola.
L'ingresso della tana dello scorfano è un trionfo di coralli. Una barriera coloratissima.
La barca viene legata.
I quattro conigli di mare e i quarantaquattro pesci rossi entrano sotto gli occhi sbalorditi di tutti.
Flerry tiene alto il medaglione dorato del Sommo Scorfano Brasiliano,

UN PESCE FA TUTTO PER LA FAMIGLIA (IV)

Lei non parla molto. Rimane sempre dietro.
Quel giorno rimase vicino al medaglione.
Metà della famiglia era scesa alla spiaggia dei pesci colorati. Lì si poteva di certo trovare qualcuno che volesse riconsegnare il medaglione.
Ma lei era rimasta. E si teneva vicina al medaglione. Circondata da ventuno pesci della sua famiglia. Tutti pronti a difenderlo.
Giunsero due scorfani.
"Che cosa fate?" chiese uno dei due.
"Niente" risponde Camilla innocente.
Il medaglione sotto la sabbia.
"Che cosa nascondete?"
"Mia nipote. Sta poco bene".
Un movimento dell'acqua sollevò la sabbia e il medaglione comparve splendente.
"Quello è il nostro medaglione!"
Si lanciò subito uno dei due verso il basso.
Ventuno pesci rossi gli sbarrarono la strada.
Poi lei superò i suoi familiari. E si pose di fronte allo scorfano. Sicura di sé.
"Lascia subito questo posto! E la mia famiglia!".
Per qualche motivo i due se ne andarono senza una parola.

UNA FAMIGLIA DI PESCI NELLA TANA DEL PESCE (V)

Anche la sala è magnifica.
Anguille elettriche illuminano a guizzi. Con le luminescenze dei muschi sulle pareti.
Finley si guarda attorno.
Il soffitto è alto. Sabbia, roccia, creature viventi.
Una volta viveva in una boccia di vetro e credeva che non ci fosse altro.
Ora si trovava nelle Sale del Sommo Scorfano Brasiliano.
Che compare improvviso. Da una piega della roccia. Invisibile se immobile.
Tutta la sua famiglia vibra per le sue stesse emozioni.
Guardano lo Scorfano. Enorme. Potrebbe mangiarli tutti in un boccone. Ma non lo fa. Perché loro sono venuti a riconsegnare il medaglione.
Flerry lo tiene ancora fra le zampe, con tutto rispetto. Poi lo scorfano ride. Profondo e rimbombante.
"Ma guarda un po'! Questi sono dunque i pesci rossi che hanno spaventato gli scorfani dell'Est! Ero curioso di conoscervi.
"Venite tutti con me".

UNA INTERA FAMIGLIA DI PESCI (VI)

Saggio guidava la compagnia. Non vedeva l'ora di tornare dal resto della famiglia.
Lui e gli altri ventuno avevano setacciato il mercato corallino. Ma non avevano trovato nessuno.
Una volta ricongiunte le due metà della famiglia, lo spettacolo che si aprì ai loro occhi li spaventò. Saggio osservò come i ventidue rimasti fossero ora vicini al medaglione.
Ma non soli. Con loro c'erano quattro conigli di mare. Poco più in là una barchetta legata ad una roccia del fondale. Ma soprattutto degli scorfani. Grandi. Saggio ne contò almeno otto.
Si fecero minacciosi. Indubbiamente volevano il medaglione.
Con un urlo pieno di bolle i ventidue che erano al mercato si avventarono sugli scorfani. Essi, presi alla sprovvista, cercavano di difendersi, ma i pesci rossi erano accaniti e determinati.
In poco i grandi pesci erano in fuga.
"Grazie a tutti voi!" disse uno dei conigli di mare. "Sono il capitano Flerry. Stavamo portando il medaglione al Sommo Scorfano Brasiliano. L'abbiamo perduto quando siamo stati attaccati dagli scagnozzi di Grobble, lo scorfano d'oriente."
"Molto bene capitano Flerry. Allora noi vi accompagneremo dal Sommo Scorfano Brasiliano".
Saggio si era spostato accanto a Camilla e tenendola per la pinna aveva parlato risoluto.
E così i quarantaquattro più quattro partirono.

VICINI O LONTANI LA FAMIGLIA DI UN PESCE È SEMPRE CON LUI (VII)

"Eccoci nella sala.
"Puoi poggiare il medaglione lì".
Finley avanza, sui tentacoli verdi, come gli è stato detto.
Poggia il medaglione dentro ad una conchiglia aperta che si chiude subito. Per riaprirsi poco dopo.
"Qui termina la vostra avventura. Ma ve ne aspettano altre, ve lo assicuro.
"Non ho molto da dire se non grazie. E non ho molto da dare non la mia benedizione.
"Se avete qualche richiesta potete farla".
È lui a parlare, colui che nemmeno voleva partire.
"Posso rimanere per un po'? Me ne andrò la prossima volta che la mia famiglia passerà di qua."
"E se non dovessimo mai tornare?"
Chiede Saggio. Triste.
"Sono certo che tornerete".
Si guardarono.
Poi è il Sommo Scorfano a rompere il silenzio.
"Per quanto mi riguarda puoi restare. E comunque nemmeno voi partirete subito. Abbiamo molto da festeggiare".


UNA STORIA NON RACCONTATA (I)
(quarantatré tornano quarantaquattro)

"Mi chiamo Saggio. Qual è il tuo nome, piccola?"
Saggio osservò la piccola pesciolina rossa. Tremava di paura fra le alghe. Eppure sembrò calmarsi un po' quando riconobbe un altro pesce rosso di fronte a sé.
"Esci, vieni che ti presento la mia famiglia. Potrai stare con noi se vorrai".
Le bolle di Saggio parvero rassicurarla e la giovane pesciolina rossa si avvicinò all'anziano.
"Come ti chiami piccola?"
"Linda".
Rispose appena in un sussurro.
Linda non aveva molta voglia di raccontare. E così Saggio si fece ciarliero. Le raccontò di cose straordinarie. Le disse che con la sua famiglia aveva spaventato e sconfitto otto scorfani. Parlò di un medaglione. E del Sommo Scorfano Brasiliano. Le raccontò di Finley, uno due nipoti che aveva deciso di fermarsi.
E la pesciolina avvertì la paura lasciarla lungo la via. Nuotarono per qualche tempo. Poi raggiunsero un gruppo di coralli. Fra essi Linda scorse molti pesci rossi.
Da quel giorno Linda fece parte della famiglia di pesci rossi, finalmente tornati ad essere quarantaquattro.

Linda era felice. Aveva una famiglia. Non era più sola.
Questi pesci rossi si prendevano cura gli uni degli altri.

Mentre passavano i giorni imparava a conoscerli. Sembravano tutti molto contenti di averla in famiglia. Qualcuno lo palesava di più, altri meno.
Si affezionò particolarmente ad una coppia. Freddy e Freccia. Il secondo era molto schivo. Non parlava molto. Mentre il primo era chiacchierone e amichevole.
Freddy si burlava spesso di Freccia.
Linda e Freddy si erano piaciuti subito. Ed ora non si separavano quasi mai, quei tre.
A loro per primi aveva raccontato la sua storia. Si trovavano nei pressi della Florida. Una settimana dopo che Saggio l'aveva trovata.
"Se non fosse stato per quel barracuda, non avrei mai raggiunto l'oceano. E non avrei mai incontrato Saggio. Chissà mai se rivedrò Felìs".
Freddy e Freccia si erano guardati.
"Chi è Felìs? Quando l'hai incontrato?"
"Attenta ai barracuda, piccola".
E così lei aveva raccontato del loro incontro nel fango del fiume. L'attacco dell'alligatore. La fuga. Lo scontro.
"Ci siamo salutati quando abbiamo raggiunto la foce. Disse che doveva tornare indietro.
"È stato il primo ad essere cortese con me".

UN GRANDE OCCHIO (II)

"Siamo scappate quando..."
"... ancora eravamo piccole!"
"E tu invece, come..."
"... sei scappata?"
Linda nuota vicino alle gemelle quel giorno. Si trovano nelle acque gelide a nord.
"La mia padrona..."
Non se la sente di raccontare.
"Se non ti va..."
"... non fa nulla!"
Sorridono le due sorelle completandosi, come di consueto. Lasciano affondare l'argomento.
Saggio fa fermare tutti.
Non ci sono ripari dove nascondersi. Qualcosa di gigantesco si sta facendo avanti.
Approssimandosi, Linda riconosce una figura enorme. Come uno scoglio. Come una barriera corallina. Solo che si muove nell'acqua. Si fa loro incontro.
Infine li affianca.
I quarantaquattro pesci rossi sono immobili.
Un occhio li scruta. Un grandissimo occhio scuro bordato di giallo.
Suoni acuti emergono dalle profondità dell'animale.
Suoni che Linda non comprende; ma che per Saggio sembrano essere chiari. Perché risponde a voce molto alta.

RACCONTACI UNA STORIA (III)

Scheggia si nascondeva fra le alghe. Giocava. Aveva sempre voglia di giocare.
Linda quel giorno gli faceva compagnia. Si rincorrevano, si acchiappavano. Si nascondevano.
La famiglia stava facendo una sosta. Avevano trovato del cibo e un riparo. Camilla era stanca, per cui Saggio aveva fatto fermare tutti.
Scheggia aveva la pinna caudale graffiata. Ne mancava un bel pezzo.
"Scheggia! Raccontaci come ti sei ferito la pinna!"
Quattro pesci li avevano raggiunti. Linda l'aveva sentita già un paio di volte quella storia. E i quattro nuovi arrivati sicuramente molte più volte di lei.
Ma piaceva sempre a tutti.
"Ormai la sapete a memoria!"
Cercò di schernirsi Scheggia.
Eppure i quattro lo fissavano con le bocche aperte e gli occhi sognanti.
"Ti prego!", esclamò Lisca con un guizzo.
"Per favore!", aggiunse Frollino.
"Dai, dai, dai...", incoraggiò Fedro con gli occhi grandi.
"Suvvia, non farti pregare!", chiuse il giro Gombo.
E così, comodamente adagiati fra le alghe lunghe, vicino al fondale coperto di conchiglie rotte, Scheggia iniziò a raccontare di come fu ferito ad una pinna.

UN PASSAGGIO (IV)

Linda non ha idea di che cosa si stiano dicendo. Si tiene vicino a Freddy e Freccia e osserva Saggio. Comunica con l'animale che ha di fronte. Almeno così pare.
Emettono dei suoni lunghi, prima acuti, poi profondi.
Linda non ha mai visto nulla del genere.
Una tale enormità da farla sentire ancora più piccola di quanto non si sentisse già prima. È intimorita da quella creatura, dalle sue dimensioni.
Saggio si volta verso di loro.
"Ci offre un passaggio".
Nessuno dice nulla. Tacciono in attesa di avere più informazioni. Che tuttavia sembra restio a dare.
Così è Camilla a prendere la parola.
"Dice che ci stava cercando. Dice che i quattro conigli di mare avrebbero bisogno del nostro aiuto.
"Lei ci accompagnerebbe, poiché il nostro è il suo obiettivo. A quanto pare tutte le balene ci stanno cercando".
Molti sono entusiasti. Ricordano i quattro conigli di mare. È stata una bella avventura.
Ci mettono poco a decidersi. Ben presto sono tutti sulla schiena della balena. Trascinati dalla corrente che lei muove al suo passaggio.
C'è cibo in abbondanza sulla pelle spessa della balena e possono avanzare in fretta senza affaticarsi.
Due mesi a dorso di balena.

IL RACCONTO DI SCHEGGIA (V)

Quando ero piccolo, vivevo in un piccolo acquario. Ero stato adottato da una famiglia.
Una bimba viveva in quella casa. E l'acquario si trovava in camera sua. Mi sembrò una bambina molto simpatica, all'inizio. Mi chiamò Scheggia. Mi parlò come se mi conoscesse già.
Poi rimasi solo con lei. La madre era appena uscita dalla stanza quando lei mi guardò con aria malefica.
«Ecco il mio nuovo compagno di giochi! Secondo loro io sono convinta che tu sia sempre il primo! Ma si sbagliano, tu sei l'ottavo. Finché resisterai, poi ci saranno un nono, un decimo...»
Gli occhi brillavano di cattiveria. Nella voce c'era un odio malefico. L'ho avvertito distintamente attraverso il vetro e l'acqua.
Ne fui terrorizzato. E andai a nascondermi. Fra le alghe prima. Nell'anfora poi.
Ma lei mi trovava. Mi tirava fuori dall'acqua. Mi teneva con la mano schiacciato a terra. Boccheggiavo senza fiato.
Poi mi ributtava in acqua dove cercavo di nascondermi.
Un giorno decisi di volermene andare. Provai a saltare nello scarico al successivo cambio d'acqua. Ma la bimba mi afferrò.
Per evitare che lo rifacessi... non so come spiegarlo... mi infilò un anello nella coda. Mi bucò la coda e ci infilò un anello legato ad una catena. Legata all'ancora dove mi nascondevo.
Mi fece male oltre ogni dire. E raggiunse lo scopo.

L'ATTACCO (VI)

"Leonde è ancora dalla nostra parte".
Linda cominciava a capire i lunghi e profondi suoni emessi dal cetaceo. Da oltre un mese lei e la sua famiglia erano in viaggio. Scendevano verso acque più tiepide sul dorso della balena.
Era stato finora un viaggio molto piacevole. Ad eccezione di un intoppo durato un giorno intero. Un branco di orche si era avvicinato e aveva cercato di spingere la balena sott'acqua. Avevano tutta l'intenzione di cibarsene.
Eppure dopo un intero giorno di inseguimento Hakira, la balena, era stanca. Sembrava sul punto di cedere.
I quarantaquattro pesci rossi avevano faticato molto a starle dietro. Erano scesi sotto alla grande pancia di Hakira. Si erano aggrappati con le bocche alla sua pelle per non essere portati via dalla corrente. Camilla era stata salvata per un pelo già due volte. Freddy e Freccia le si erano affiancati e la tenevano.
Saggio incitava tutti a non mollare. Contava febbrilmente in continuazione che ci fossero tutti.
Il sole si stava gettando nel mare alla loro destra incendiando l'aria e l'acqua di rosso e arancio.
Hakira si era lasciata trasportare dalla corrente sussurrando "Grazie Leonde".
I pesci rossi erano ancora quarantaquattro.
"Chi è Leonde?", chiede Linda al cetaceo.
"La regina delle acque, è Leonde".

IL RACCONTO MANCANTE (VII)

"Così ero bloccato lì dentro. E lei poteva maltrattarmi come aveva sempre fatto.
"Non ne potevo più e avevo capito di avere una sola possibilità.
"Il giorno del cambio dell'acqua mi strappai un pezzo della coda con un morso. E riuscii, nonostante il dolore, a saltare direttamente nello scarico".
Seguirono battiti di pinna.
"Sei un eroe, Scheggia!"
"Anche Finley aveva una storia simile. E di certo l'avrebbe raccontata se fosse stato qui. Mi manca certe volte...", ribatté Scheggia un po' triste.
"Io non ho mai conosciuto Finley", aveva detto Linda.
"Lo sappiamo" rispose Frollino "e ci dispiace", concluse Gombo.
"Non era un gran chiacchierone comunque. E passava molto tempo da solo", aggiunse Lisca.
"Però a volte raccontava delle storie incredibili!", con un sorriso si era immerso Fedro, gli occhi trasognanti "come quella dei delfini e i pesci palla. Mi piacerebbe provarlo".
Linda guardava i cinque senza capire.
"Te lo racconterà lui un giorno, ne sono certo." aveva concluso Scheggia VIII con fede.
Erano stati richiamati da Saggio e si erano riuniti al gruppo. Alla famiglia.
Avevano ripreso a nuotare verso nord alla ricerca di qualcosa da fare. Avevano sentito che nei gelidi mari del nord degli animali creavano dei problemi.

IL RITROVO (VIII)

Era il cinquantottesimo giorno di navigazione. Hakira si era addentrata in un pioppeto di mare. Si muoveva lentamente fra i tronchi, coperta dalle fronde che si riempivano di foglie.
Lì avrebbe dato alla luce il suo piccolo. Dopo qualche giorno sarebbe nato e in quel luogo protetto sarebbe cresciuto fino ad essere in grado di tornare a nord.
Ma sotto alle fitte foglie dei pioppi di mare sarebbe stato al sicuro. Lì avrebbe anche salutato i quarantaquattro pesci rossi.

"Grazie Hakira. È stato un viaggio piacevole. Ti siamo tutti debitori. Ti auguriamo un tranquillo viaggio di ritorno agevolato dalle correnti migliori. Speriamo tutti di conoscere tuo figlio."
"Grazie a voi piccoli pesci rossi. È stato un onore accompagnarvi. Proseguite ancora in questa direzione e troverete i conigli di mare. Arrivederci".
Nuotando fra le foglie che assicurano cibo e riparo, i pesci rossi raggiungono presto il luogo in cui i quattro conigli di mare li stavano aspettando.
Siedono sul ponte della barchetta. Ridacchiano e chiacchierano fra loro.
Poi li vedono.
Ed è subito un gran scialacquio di saluti, abbracci e feste calorose.
E poi tempo di racconti. E richieste. E decisioni.

QUATTRO CONIGLI DI MARE E QUARANTAQUATTRO PESCI ROSSI (I)

"Come capite è stato un anno molto impegnativo. Ce la siamo cavata. Ma non è più stato come la nostra traversata insieme."
"Vi abbiamo cercati. Vi abbiamo fatti cercare. Dalle aperte acque alle rive sabbiose non si parla che di voi!"
"Perfino il grande squalo bianco ci ha chiesto informazioni sul vostro conto."
"E le balene! Sapeste quanto sono ammirate!"
I quattro conigli di mare esprimevano la gioia di rivederli. Erano diventati famosi i quarantaquattro pesci rossi.
"Ne abbiamo avuto qualche testimonianza", risponde Saggio calmo.
"Siamo venuti a bordo di balena...", si intromette Cannella.
"...siamo stati attaccati dalle orche...", aggiunge Cerina.
"...ci ha accompagnati Hakira fino a qui.", conclude Chimera.
Anche i pesci rossi raccontano il loro viaggio fino all'incontro con Hakira. Qualcuno racconta, poi qualcun altro lo interrompe. Poi prosegue qualcun altro ancora.
I conigli di mare sembrano molto divertiti.

Trascorrono in tal modo alcune ore.
"Dove stavate andando quando Hakira vi ha trovati?"
"Tornavamo da nord. Avevamo sentito da alcuni tonni che degli animali terrestri hanno preso l'abitudine di entrare in mare e provocare disastri: uccidono pesci senza mangiarli. Strappano piante. Distruggono tane. Raccolgono stelle marine e le uccidono lasciandole seccare al sole."
"Ce ne racconterete lungo la via. Abbiamo un'altra cosa da fare, se vorrete riprendere a viaggiare con noi".

IL RITROVAMENTO (II)

«Venite a vedere che cosa ho trovato!»
I tre accorsero, un po’ spaventati dal grido. Ma non c’era nulla da vedere. O meglio, non c’era nulla di pericoloso da vedere. Merry stava vicino a dei pezzi di legno che sporgevano dal fondale. Con i tentacoli verdi muoveva l’acqua e sollevava la sabbia.
«Ehi! Ma questa…»
Flerry si era avvicinato e si era messo a ad aiutare. In poco il legno era scoperto  e quando la sabbia si fu depositata, i quattro conigli bianchi fissavano con i loro piccoli occhi neri una barca di legno.
«Ha decisamente bisogno di essere sistemata!», fece notare Dery a mezza voce. Un po’’ ammirato.
Era piccola. Compatta. Aveva solo un grande buco sul fianco destro. A fatica la sollevarono e tolsero la sabbia che vi era entrata.
«Dovremmo tappare il buco con la pietra forata», suggerì Jerry osservando lo squarcio.
Trovarono la pietra forata e in quattro, faticosamente, cercando di non farsi trascinare in superficie, la trascinarono verso la barchetta.
Una lumaca di mare la ricoprì della sua bava collosa e i conigli la spinsero nel buco tappandolo.
La barca fu sollevata e rimase a galleggiare, sospesa nell’acqua. Come una mongolfiera. Come un dirigibile.
«Ottimo lavoro ragazzi!»
Concluse Merry soddisfatto.

I SALUTI (III)

I pioppi di mare offrono rifugio a molte specie. Non si sorprende, Deliwer, di vedere così tante creature lì sotto. Cavallucci marini dalle grandi ali si mimetizzano fra le foglie. Molluschi di ogni tipo.
Non avevano mai trovato una cosa simile. I tronchi salivano alti a cercare il sole con i rami e le foglie.
Nuotavano allegri, ancora entusiasti per il ritrovo dei quattro conigli di mare.
La barchetta galleggia fra loro. Tre cavallucci marini si erano offerti di portare la barca fino al limitare del pioppeto. Le ali si muovono tutte assieme. Si erano avvicinati per conoscere i quarantaquattro pesci rossi.
In questo modo danzano quasi. I pesci rossi nuotano loro intorno felici.
I conigli di mare li seguono dal fondale. I tentacoli verdi si muovono veloci mentre i quattro con le orecchie arancioni ritte chiacchierano con Linda, la nuova arrivata.
Le raccontano del loro incontro; lo scontro con gli scagnozzi di Grobble; la grotta del Sommo Scorfano Brasiliano.
Incontrano Hakira sul loro cammino. Le rimangono accanto fino alla nascita del piccolo Bakir. Il parto dura diverse ore, durante le quali i pesci rossi, i conigli di mare e i cavallucci non possono fare altro che stare a guardare di lontano.
Li lasciano con l’augurio di vedersi presto.
E nuotano ancora fino al terminare del pioppeto. Dove anche i cavallucci marini li lasciano.

UN BUON UTILIZZO (IV)

La barchetta filava nella corrente con notevole facilità. Flerry - eletto capitano dagli altri tre - reggeva il timone.
«Mio caro Merry, mi compiaccio di questa scoperta! E Jerry, ottima l’idea della pietra forata! Ed ora che ne facciamo?»
«Capitano Flerry, stavo pensando…»
«Che cosa Dery?»
«… che dovremmo usarla per qualcosa di utile. Per esempio, dietro agli scogli rossi c’è il mercato marino. Potremmo aiutare chi non riesce a raggiungerlo».
E così i quattro si diressero al mercato.
Iniziarono a portare animali affaticati al mercato e cibi e conchiglie a chi ne aveva bisogno.
Si fecero una certa fama e il loro servizio era molto richiesto. La signora Fandal, una ostrica golosa, era una cliente affezionata. Si faceva portare ogni giorno alghe zuccherine e in cambio regalava loro una perla al mese. Succhiava le sue alghe per ore intere. Le raccoglieva con la lingua lunga e le teneva e rigirava in bocca felice.
C’era anche un vecchio pesce paradiso. Le pinne deboli. I colori sbiaditi. Non usciva mai dalla sua tana. Si faceva portare il cibo. Al mercato c’era la bancarella del cibo semi-digerito. I conigli lo compravano e lo portavano al vecchio pesce paradiso.
Lui aveva iniziato a donare loro delle conchiglie che portavano al vanitoso pesce testa di leone che cercava di accumulare la più grande montagna di conchiglie di tutti i mari.
E i quattro conigli di mare erano felici.
Questo almeno finché non non trovarono il medaglione.

UNA FAMIGLIA DI PESCI (V)

I pesci nuotano nella corrente. La barchetta scivola via veloce. I conigli siedono in coperta.
«Quindi stiamo andando negli oceani meridionali?»
«Sì, dobbiamo raggiungere quelle foche che ci hanno inviato una richiesta di aiuto.»
«So che abbiamo già affrontato altre volte questo discorso, Flerry, ma siamo sicuri che sia saggio per noi?»
«Conosciamo quelle foche. Non vi faranno nulla. Sono amiche. Le abbiamo incontrate lo scorso inverno».
Flerry sembra molto tranquillo. Così Saggio smette di preoccuparsi, o perlomeno accantona le preoccupazioni, e torna a nuotare vicino a Camilla.
Cannella, Cerina e Chimera si sono avvicinate a Linda. Stanno raccontandole ancora la fuga degli scorfani di Grobble. Linda non si stanca mai di sentirla.
«Siete tutti così coraggiosi!», risponde ammirata Linda.
«Questo è perché non siamo soli.», spiega semplicemente Cannella.
«Quando sei solo hai molto da temere. Se invece hai una famiglia, sai di poter contare su qualcuno.», aggiunge Chimera.
«E non importa chi tu sia. Perché sei te stesso, sei parte della famiglia. Prendi Frecia. Sei molto legata a lui. E non ti importa che sia un po’ burbero, perché sai che cosa ha dentro. Vedi oltre.», conclude Cerina.
Linda riflette ancora un po’. E una volta di più si sente grata. Grata per Felìs che l’ha aiutata a raggiungere l’oceano. Grata per la donna che l’aveva librata nel fiume. Grata per la famiglia che ora aveva.

UN NUOVO RITROVAMENTO (VI)

Era un giorno grigio. Il sole non filtrava i suoi raggi nell’acqua e tutto era più buio.
I quattro conigli di mare avevano appena terminato il loro giro al mercato marino. Stavano tornando alla loro tana per godersi un buon pasto e del riposo.
Un raggio riuscì a fendere la superficie e illuminò qualcosa fra la sabbia. Durò solo un momento. Ma Merry era già sceso dalla barca e si avvicinava lentamente al fondale.
Gli altri tre avevano fermato la barca, gettato l’ancora e l’avevano seguito.
In mezzo agli scogli, semi-sepolto dalla sabbia, giaceva qualcosa di dorato e luminoso, nonostante la penombra.
Con i tentacoli Merry librò l’oggetto dalla sabbia e lo raccolse con entrambe le zampine bianche.
«Questo è…»
«…il medaglione del Sommo Scorfano Brasiliano!», concluse Dery.
«Che cosa ci fa qui?», si chiese Flerry a voce alta.
Discussero a lungo sul da farsi non appena raggiunsero la loro tana. Temevano che Grobble fosse il responsabile del furto. Avevano paura di lui. Come tutti.
Non senza timore per la lunga traversata dell’oceano che li aspettava decisero di partire subito per riconsegnarlo al legittimo proprietario.
Il passaggio di una famiglia di delfini giocosi lì vicino, appena fuori dal territorio di Grobble, provocò una gran corrente che fece loro perdere il controllo della barchetta e cadere il medaglione.
E quando tornarono per recuperarlo, trovarono otto scorfani di Grobble e ventidue pesci rossi a difendere il medaglione.

BARCHE GALLEGGIANTI (VII)

Raggiungono il sud e le acque sono gelide. C’è qualcosa di bizzarro. Come se ruotassero al contrario. Ma non fa in tempo a comprendere che cosa stia accadendo. Perché presto la sensazione svanisce e Linda torna accanto a Freddy e Freccia.
I pesci si stringono in gruppo compatti quando una figura si muove elegante verso di loro.
È una foca.
Saluta i quattro conigli di mare con un sorriso baffuto. Loro le presentano i quarantaquattro pesci rossi. Anche lei ha sentito parlare di loro. Voci straordinarie sono giunte fin lì.
Li accompagna verso il branco. Sono tutte sulla riva di un ghiacciaio senza fine. Esultano lanciando le loro urla cacofoniche che giungono fin sotto la superficie.
Le foche raccontano di questo animale a due zampe che arriva su grandi barche galleggianti e le cattura. Sono sempre meno.
Hanno paura.
«Abbiamo cercato di attaccare le barche, ma sono più dure del ghiaccio».
Saggio e Camilla tremano di freddo e di paura.
«Proprio come le stelle marine del nord». Sospirò Camilla.
Non possono fare molto.
«Dobbiamo allontanarci da qui! Saggio sta male.», urla allarmato Deliwer.
«Prendete la corrente selvaggia. Vi porterà presto in acque più calde.», dice la foca che li ha scortati.
«Cercate riparo. Cercate di nascondervi quando arrivano le barche. Noi cercheremo Leone, la regina delle acque».
Con questo saluto si lasciano e raggiungono la corrente selvaggia.

L’ADDIO (XXIV)

L’arrivo alla grotta del Sommo Scorfano Brasiliano non è felice come avevano previsto.
Saggio non si è ripreso nonostante le acque più calde. È molto debole quando escono dalla corrente selvaggia. Camilla è molto triste, ma sorride incoraggiante quando si guardano.
«Bentornati!», tuona il Sommo Scorfano.
Finley nuota loro incontro. C’è grande festa. Poi Finley vede Saggio. Sta adagiato su un fianco. Gli occhi stanchi.
«Ragazzo mio. Ci siamo rivisti!»
Con un sorriso chiude gli occhi.
La gioia dell’incontro si fa pesante di malinconia. Camilla rimane accanto a lui. Senza parole. Senza lacrime.
«Camilla, vorrei presentarti Blu. Avrei voluto che anche Saggio lo conoscesse».
Finley si avvicina pinna nella pinna di un altro pesce rosso. Ha una macchia blu sopra la pinna destra.
Camilla non dice nulla. Sorride felice. Chiude gli occhi e si stende accanto a Saggio.

I loro corpi furono portati nel mare con grande cerimonia.
Finley conobbe Linda. Blu fu presentato a tutti. La famiglia di pesci fu ricomposta.
I saluti del Sommo Scorfano Brasiliano furono ricchi di stima e parole di elogio furono spese.
«Arrivederci a presto, piccolo coraggioso Finley. Che la fortuna vi accompagni sempre. Siate i benvenuti ogni volta che lo vorrete!»
«Ed ora?», chiese Linda.
«Ora andiamo a cercare Leonde!».

IL RACCONTO DI FLERRY (I)

Abbiamo attraversato il grande continente da nord. Abbiamo navigato in acque gelide, incontrato creature incredibili.
Qualcosa sta succedendo negli oceani. Oltre alle voci sulle grandi vicende dei quarantaquattro pesci rossi, si narra ovunque di cambiamenti preoccupanti.
Gli orsi polari e le creature dei freddi, sono i più allarmati. Pare che le temperature stiano cambiando. I ghiacci si sciolgono, le correnti deviano.
Per alcuni giorni abbiamo ospitato sulla nostra barca un cucciolo di tonno. Si era allontanato dalla sua famiglia e non riusciva più a trovarli. Era stanco e affamato.
Quando siamo riusciti a ritrovarli, ci hanno raccontato delle grandi barche galleggianti. Con delle reti raccolgono quantità incredibili di pesce. E così abbiamo scoperto che il nostro piccolo compagno di viaggio era rimasto orfano.
Il capo famiglia ci ha ringraziati promettendo che si sarebbero presi cura di lui.
Il mare non è più il luogo sicuro in cui siamo abituati a vivere. Oltre ai pericoli delle acque che ci sono noti, ora dobbiamo temere anche quelle creature terrestri.

IN VIAGGIO (II)

La partenza dalla grotta del Sommo Scorfano Brasiliano è triste.
La barca fila nella corrente, i conigli di mare sopra e i quarantaquattro pesci rossi che le nuotano attorno.
«Speriamo di non incontrare ancora gli scorfani d’oriente! Non so se saremo in grado di contrastarli questa volta!»
Melissa è preoccupata.
«Se li incontreremo li sconfiggeremo di nuovo!»
Meliba è più tranquilla.
Blu e Finley nuotano in testa al gruppo. Si immergono nella corrente che li farà attraversare l’oceano e si affiancano ad un gruppo di tartarughe marine.
Quando li hanno visti arrivare i piccoli hanno fatto capriole di gioia. Si sono avvicinati a loro e li hanno riempiti di domande.
Il capitano Flerry guarda la scena con un sorriso e conversa ora con Finley e Linda.
Quest’ultima aveva raccontato, non senza profonda tristezza, il suo primo incontro con Saggio, l’avventura con Hakira e il ritrovamento dei quattro conigli di mare.
Flerry aveva raccontato a Finley del tempo trascorso prima di ritrovare la famiglia di pesci rossi nel bosco di pioppi di mare.
E Finley aveva raccontato loro dei mesi trascorsi nella tana del Sommo Scorfano Brasiliano.
Ora parlavano di ciò che li aspettava.

IL RACCONTO DI FINLEY (III)

Sono rimasto un anno intero nella tana del Sommo Scorfano. Egli è stato molto buono con me. Mi ha insegnato quasi tutto ciò che sapeva. Mi ha mostrato come governa il suo territorio. Mi faceva assistere quando arrivavano gli ospiti a trovarlo.
Ho incontrato creature che non sapevo esistessero, ho sentito parlare di voi tutti da molti dei visitatori della grotta.
Perfino, un giorno, un gruppo di delfini ci ha raccontato di Linda. Sapevo che si era unita a voi, perché un barracuda di nome Felìs aveva chiesto sue notizie ai loro cugini, i delfini di fiume. Voleva sapere se era riuscita a salvarsi.
Tutti parlavano dei quarantaquattro pesci rossi che avevano sconfitto gli scorfani di Grobble. E dei quattro conigli di mare che con la loro barchetta di legno e pietra forata avevano riconsegnato il medaglione dorato al Sommo Scorfano Brasiliano.
Sono riuscito ad incontrare Leonde. Si è fermata alla tana cercandovi. Quando mi ha visto mi ha fatto un sacco di domande.
È stata lei ad accompagnare lì Blu. Mi ha detto che forse presto mi sarei dovuto ricongiungere con la mia famiglia e che Blu sarebbe stato il nuovo quarantaquattresimo.
Non avevo capito, finché non siete arrivati.

VI DEVO ACCOMPAGNARE (IV)

«Mamma, guarda! Guarda che bel fiore!», esclama Ginger, gli occhi puntati sul fondale sabbioso.
«Ma quello non è un fiore!», risponde Castello con un sorriso.
Avvicinandosi alle alghe è Finley a parlare con il fiore.
«Bentrovata!»
«Benvenuti a voi, pesci rossi e conigli di mare». La creatura che sembrava un fiore aveva cambiato i suoi colori d’improvviso e si era mossa verso la barca e il gruppo. «Vi aspettavo!»
La seppia osservava i viaggiatori con i suoi occhi curiosi. Li studiava.
«Come mai ci aspettavi?», chiede il capitano Flerry.
«Vi devo accompagnare dalla regina delle seppie».
Finley è un po’’ perplesso e guarda ora la seppia con curiosità. Lei fluttua nell’acqua ondeggiando le pinne intorno al corpo. I tentacoli raccolti. Gli occhi grandi studiano i quarantotto animali.
«Ma io credevo che voi seppie viveste separate, ognuna per proprio conto».
Flerry guarda la seppia con i suoi tondi occhi neri. La bocca tirata.
«Così è, normalmente. Ma i tempi sono straordinari e richiedono manovre fuori dal comune.»
«Veramente stiamo cercando Leonde, la regina delle acque.», si intromette Linda.
«Leonde si trova nell’oceano profondo. Venite, vi prego. La regina delle seppie vi sta aspettando».
La famiglia segue la seppia.

LA VIA FRA LE ROCCE (I)

Il cambio di acqua fu sensibilmente percepibile.
«Dove siamo?», chiede Ginger rivolta alla seppia.
«Stiamo entrando in un piccolo mare. Come sentite qui l’acqua è più calda. La regina delle seppie è vecchia e non può nuotare negli oceani».
Tutti assieme, la barchetta fra loro, nuotarono dietro alla seppia che cambiava colore di continuo per non farsi perdere di vista contro il fondale sabbioso e a volte roccioso.
L’acqua era calda.
«Da questa parte!», disse la seppia svoltando in un anfratto tra le rocce.
Entrarono seguendola in un lungo e stretto tunnel. I conigli furono costretti ad ancorare la barca.
Una fessura si apriva sopra di loro. Tanto stretta che non avrebbe fatto passare nemmeno un gambero. Ma che permetteva ai raggi del sole di illuminare la gola larga e profonda. Lì dentro, mimetizzate fra le rocce ricoperte di alghe, stavano centinaia di seppie. Grandi e piccole, scure e chiare. Cangianti.
Coprivano gran parte dello spazio di riflessi e colori.
«Vogliate aspettare qui».
Disse loro la seppia che li aveva scortati. E carichi di meraviglia i quarantaquattro pesci rossi e i quattro conigli di mare si guardarono attorno ammirati.

UN INCONTRO FELICE (II)

Sono di nuovo in viaggio i quarantaquattro pesci rossi e i quattro conigli di mare. Hanno ripreso la corrente verso ovest, nella speranza di trovare Leonde.
L’incontro con la regina delle seppie ha aggiunto nuove preoccupazioni. Ora sono in molti a contare su di loro. Come le foche a sud, le stelle marine a nord e i tonni dell’oceano profondo.
Raggiungono le coste stanchi, ma determinati.
Viaggiano giorno e notte nella speranza che Leone sia dove la regina delle seppie ha loro indicato.
Costeggiano il continente verso lo stretto passaggio. Sarà una traversata pericolosa.
«Felìs!»
Linda si è allontanata dalla famiglia. Sfreccia a gran velocità verso la foce di un fiume. Le acque dolci si uniscono vorticando alle salate acque del mare.
Freccia e Freddy le corrono appresso preoccupati.
Ma lì, fuori dalla portata dei mulinelli vorticosi, Linda ha avvertito - più che visto - la presenza di un pesce.
Un grande barracuda dai denti appuntiti.
«Linda!», Freccia accelera intimorito «ti mangerà!»
E il barracuda le corre incontro. Ma non tenta di mangiarla. La avvolge, danzando nell’acqua in un gran sollevarsi di bolle.
«Sono felice che tu ora faccia parte di questa coraggiosa famiglia. Ti ho aspettata qui per lungo tempo sperando di rivederti. Ora sono tranquillo e posso tornare nel mio fiume, alla mia casa!»

LA REGINA DELLE SEPPIE (III)

La seppia che li aveva guidati sparì fra le altre.
Ci fu gran silenzio. I mormorii smisero. La luce filtrava illuminando appena la famiglia e i quattro conigli di mare.
E la regina uscì.
Le seppie di fronte a loro si aprirono per farla passare da un anfratto. E tuttavia, la vecchia seppia, non sporse che i tentacoli e gli occhi.
La voce, quando parlò, era roca e bassa, ma risuonò nella grotta silenziosa con eco distanti.
«Benvenuti coraggiosi pesci rossi!
«Leonde non è in queste acque e rimarrà lontana ancora per lungo tempo.
«Ma noi abbiamo bisogno di farle arrivare il nostro grido di aiuto.
«Non era mai successo in tutta la storia dei mari un sì grande consesso si seppie. Non siamo solite vivere in branchi, in famiglie, ma l’animale di terra ci bracca. Siamo nascoste qui da mesi, usciamo in piccoli gruppi per mangiare, ma siamo in difficoltà.»
«Anche voi dunque siete minacciate da questa creatura terrestre? Un animale che caccia e uccide per il solo gusto di farlo?», chiede Finley preoccupato.
«Così è», risponde la grande seppia.
«Come le stelle marine del nord», replica Melissa.
«Come le foche del sud», aggiunge Dery.
«Come i tonni dell’ovest», conclude Castello.
«Vi prego, portate questa a Leonde. Lei saprà che cosa fare».
I quarantotto compagni uscirono dalla grotta.

L’URLO DELLE CREATURE DEL MARE (XXXII)

Dopo l’incontro con Felìs i quarantaquattro pesci rossi e i quattro conigli di mare avevano ripreso il loro viaggio.
Sono arrivati alla loro destinazione, ora.
Nelle acque trasparenti e calde dell’oceano profondo, vicino alla costa, attendono nei pressi della roccia.
Lì, nel fondale corallino sorge una pietra grande come Hakira. La chiamano la roccia della balena. Attendono lì. La barca ancorata e loro vicino al fondale coperto di conchiglie rotte.
La sentono arrivare. Sentono l’acqua quasi frizzante, come se fosse emozionata.
E quando arriva, che grande impressione fa. Con i capelli di schiuma e la faccia gigantesca.
«Speravo di trovarvi qui, piccoli eroi!»
La voce risuona nell’acqua come i tuoni della tempesta. Ma i quarantaquattro pesci rossi e quattro conigli di mare non sono intimoriti. Si pongono composti di fronte a lei e Finley parla.
«Leonde, regina delle acque, è un onore incontrarti. Credo che tu sappia che cosa ci spinge qui, poiché a quanto sembra non c’è creatura del mare che non parli di noi.
«Siamo qui da parte delle stelle marine, delle foche, del Sommo Scorfano Brasiliano, delle balene, delle seppie e dei tonni e di tutte le creature che abitano i mari. Ti portiamo questa, con la loro richiesta di aiuto.»
«Vi cerco da almeno due anni, giovani avventurieri, e sono lieta di incontrarvi».
Finley le porge l’oggetto consegnatogli dalla regina delle seppie.
«In questa conchiglia, o Leonde, c’è l’urlo delle creature del mare. La regina delle seppie dice che sai che cosa farne».
Leone allunga una immensa mano d’acqua e afferra la conchiglia dalle zampe di Flerry con due dita.
«Sì, so che cosa farne. La farò consegnare al mio amato, il Mago del mondo. Egli forse saprà aiutare le mie creature.
«A voi, piccoli eroi, auguro di proseguire sulla vostra rotta. Continuate ad aiutare chi è in difficoltà e siate investiti del nome di Portavoce di Leonde.
«Che sia sempre favorevole la vostra corrente e sicuro il vostro incedere.
«Al nostro prossimo incontro».
E detto questo si allontana da loro.










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