La cicala e la formica avara


Questa favola è stata la prima classificata del "Campionato della bugia" indetto dall'Accademia della bugia di Le Piastre (PT).


Grigie nubi e freddo il vento forte. La terra bruna era bianca di neve. La cicala affamata in quel gelo, s'aggirava sui campi un tempo verdi. Cercava invano cibo e riparo.

Bussò alla porta di una formica.

“Chi va là?” chiese questa con diffidenza.

“Son cicala, fammi entrare te ne prego.”

Appena appena fu aperto l'uscio. Due antenne s'infilaron nel pertugio.

“Che cosa desideri, gaia cicala?”

“Vorrei mangiar qualcosa, buona amica. E vorrei coprirmi, mia cara formica.”

“Temo che qui non ci sia nulla per te, ché le scorte bastano solo per me!”

Chiuse brusca la porta con un sorriso.

La cicala disperata si sedette, la terra dura e gli occhi di pianto.

La formica nel contempo con fervore, s'ingozzava lieta e di buon umore. In casa fra le radici dell'ontano, ripensava ridendo alla cicala.

Con le zampe nere portò alla bocca un pinolo cicciotto e succulento.

“Sciocca e sfaticata d'una cicala! Se sentisse com'è buono il pinolo! Così impara a star tutta l'estate a festeggiare e a bighellonare; senza lavorare, senza risparmiare.”

Rideva di gusto, ma era ingorda. Tal che un morso le rimase bloccato, la gola piena non passava il fiato. Fu inutile rotolarsi a terra. Camminare sulle pareti di casa. Inutile tentar di rigurgitare ché troppo a fondo s'era incastrato.

Passar dalla risata allo spavento, fu una questione d'un solo momento.

Tornò la cicala, bussò alla porta. L'aprì e vide l'animal immobile. Sentì un nodo e le pianse il cuore, le piansero gli occhi di gran dolore. “Ora lo vedi bene amica cara, com'è triste questa vittoria amara”. Asciugò gli occhi pensando a mamma: “Ricorda bimba mia, siamo cicale! Delle formiche a noi poco ci cale!”

Il caldo rifugio è pieno di scorte, con un gran sorriso pensò all'inverno: quell'anno non sarebbe stato eterno.



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