UNA BELLA SERATA PER UNA PASSEGGIATA

Vincitore del Premio Levada Borghi del Veneto edizione 2020 

Il sole era già scomparso dietro le cime a ovest e il paese era in ombra. Dal lato opposto e verso sud le punte rocciose sopra i boschi già si tingevano di rosa, quel colore caratteristico delle Dolomiti.

Filippo sedeva sul muretto di fronte alla chiesa. Lì in alto, a strapiombo sulla strada che serpeggiava verso la frazione di Cibiana di Sotto, si godeva uno dei suoi paesaggi preferiti.

Le case si arrampicavano dalla valle scavata dal torrente Boite lungo il fianco della montagna fino a Pianezze, la frazione più alta del comune.

L’aria del tardo pomeriggio portava fino a lui il suono continuo dell’acqua scrosciante. Mentre i boschi sul fianco della montagna alla sua sinistra erano tinti di giallo, rosso e marrone a chiazze in mezzo al verde scuro delle conifere.

I piedi penzolanti sul vuoto.

Il campanile rintoccò l’ora nona dietro di lui. Ben presto sarebbe stato troppo freddo per la felpa di cotone che indossava. Ma il pensiero fu presto abbandonato e il suo sguardo tornò alle rocce rosa sopra di lui e alla sua sinistra, dove l’ombra si allungava a mano a mano che il sole scendeva.

Buonasera” lo salutò una signora che passava. Preso com’era non si voltò subito e quando lo fece lei era già distante, un mazzo di fiori nella mano sinistra. La seguì quindi con lo sguardo mentre entrava nel cimitero. La osservò chinarsi su una tomba e armeggiare con il vaso.

Poi tornò a guardare la natura. Ben presto anche le rocce più alte furono completamente in ombra.

L’odore di fumo sospinto da una leggerissima brezza portò il suo pensiero alla cucina dell’appartamento che aveva affittato. Più tardi avrebbe acceso un fuoco che avrebbe riempito di tepore le mura di pietra, la musica avrebbe colorato il silenzio e lui si sarebbe seduto sulla poltrona con un libro in mano.

Con passo tranquillo si incamminò verso casa, lasciandosi alle spalle la chiesa e il municipio. Mentre passava accanto al cimitero, vide la signora che l’aveva salutato poco prima. Stava lasciando il campo santo e risaliva la stradina. Allora la riconobbe.

Buonasera signora Angela”.

La sua vicina alzò lo sguardo e lo vide.

Buonasera Filippo. Una bella serata per una passeggiata.”

Sto tornando a casa”.

L’anziana signora si era avvicinata e prese il braccio che le veniva offerto. Insieme procedettero sul marciapiede.

I lampioni si erano accesi nella sera che lesta volgeva in notte. Il cielo risplendeva già di stelle. A ovest gli ultimi raggi del sole illuminavano ancora la volta e tingevano di rosso due nuvole solitarie e di rosa le vette dolomitiche.

Oggi è luna nuova” la signora si era fermata. Pareva preoccupata “Bisogna che metta il cesto di vimini fuori dalla porta”.

Filippo la guardò curioso.

Per quale ragione?”

Per via delle anguane, naturalmente!” la donna aveva puntato il suo sguardo negli occhi scuri di Filippo. Ed egli si sentì scrutato e ignorante. “Lei è un uomo e non dovrebbe temere nulla da loro. Di solito se la prendono con le donne, sa?”

Ma Filippo non sapeva nulla. Non fece alcun commento. Eppure mentre riprendevano il cammino la signora continuò, come se lui avesse chiesto delucidazioni.

Le anguane sono spiriti della montagna. Vivono vicino alle acque. Quando hanno a che fare con gli uomini sono molto premurose, perfino seducenti. Ma con le donne sono dispettose.”

Spiriti della montagna, dice? Come delle ninfe?”

Sì, delle ninfe d’acqua. O delle sirene di montagna”.

Filippo era ancora scettico.

E perché mai deve porre un cesto di vimini fuori dalla porta?”

Così se dovessero avvicinarsi alla mia casa, sarebbero troppo impegnate a cercare di riempirlo d’acqua e non mi disturberebbero.”

Raggiunsero la casa della signora e Filippo la salutò. Lei gli si rivolse con un sorriso e il giovane uomo raggiunse il suo appartamento.


Un paio d’ore erano trascorse quando uscì con il cannocchiale sotto braccio. Passando di fronte alla casa della vecchina, aveva notato il cesto di vimini fuori dalla porta. Era davvero una bella serata per una passeggiata.

C’era un posto dall’altro lato del torrente, una radura, lontana a sufficienza dal paese per non essere inquinata dai lampioni dell’illuminazione pubblica. E in una notte come quella, priva di luna e di vento, avrebbe potuto osservare le stelle.

Mentre si avvicinava al ponte con il suo cannocchiale in mano e il treppiedi sotto braccio pregustava la vista della via lattea. L’unica cosa che aveva in mente era la sensazione dell’erba fresca sotto la testa, e la luce delle stelle sopra di lui. I rumori della natura e il profumo del bosco.

Improvviso udì un urlo, come di una donna in pericolo. Un grido d’aiuto. I suoi sogni ad occhi aperti furono interrotti. Il suo sguardo si spostò dal cielo illuminato di stelle, al torrente fragoroso.

L’oscurità era fitta di ombre. Nulla si muoveva se non l’acqua sotto di lui.

Il cuore gli rimbombava nei timpani accompagnando il trambusto della cascata sotto al ponte.

Ma lì non c’era nulla. Solo massi e arbusti. Lo sguardo inquieto si spostava da una riva all’altra. Poggiò il cannocchiale e il treppiedi a terra e si sporse dal parapetto. Poi, quando stava per abbandonare la ricerca, l’urlo si udì di nuovo. E questa volta la vide: un’ombra di donna. La vide perché si era mossa.

Con cautela scese lungo la riva del torrente e la raggiunse.

Lei lo guardava con un sorriso. Era la donna più bella che avesse mai visto. A ripensarci bene, anche l’urlo che prima gli era sembrato pieno di spavento, ora lo ricordava come un canto celestiale.

E poi la donna parlò. E la sua voce risuonò come quella di un usignolo sul boato perpetuo della cascata scrosciante.

Vieni con me, giovane uomo. Ti voglio mostrare qualcosa di ancor più strabiliante delle stelle”.

A Filippo parve tanto sensato il suo invito che senza un momento di esitazione prese la mano che gli era offerta.

E seguì la donna nell’acqua vorticante del torrente.



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